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domenica 7 maggio 2017

Erri De Luca: stanno uccidendo il Made in Italy, preferendo il Merda in Italy...!



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Erri De Luca: stanno uccidendo il Made in Italy, preferendo il Merda in Italy...!




Erri De Luca, scrittore da sempre impegnato per l'ambiente e sui fronti della mobilitazione civica per la salvaguardia del territorio, in una intervista che vale la pena riascoltare. Si tratta di una puntata della trasmissione "Indovina chi viene a cena" andata in onda sulla Rai.
Le parole di De Luca fanno senz'altro riflettere.
Ecco l'intervista allo scrittore Erri de Luca, incontrato nella sua casa in campagna.



martedì 25 aprile 2017

Le mele del Trentino? Sono così piene di pesticidi da aver contaminato il DNA dei neonati !!



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Le mele del Trentino? Sono così piene di pesticidi da aver contaminato il DNA dei neonati !!

Il dibattito sui pesticidi c’è ed è pure molto acceso. Nell’affollatissima sala dell’Istituto comprensivo di Cles, si è svolto il convegno «Ambiente è salute: esposizione cronica a pesticidi e Dna umano», presentazione della prima ricerca scientifica su alcuni residenti della Val di Non ed organizzata dal Comitato per il diritto alla salute.
Che il tema scottante fosse particolarmente sentito è stato testimoniato dal fatto che l’organizzazione ha dovuto impedire l’accesso alla sala a molte persone interessate all’iniziativa e giunte quando l’auditorium era ormai al completo. Tuttavia, questo interesse si è fatto sentire in maniera più brusca, quando alcuni interventi a fine dibattito hanno portato un altro punto di vista sull’agricoltura tradizionale.
Ma andiamo per gradi. Sergio De Romedis del Comitato per il diritto alla Salute Val di Non ha introdotto la serata: «Oggi presenteremo uno studio scientifico effettuato sugli abitanti della Val di Non relativo ai danni al Dna dovuti all’esposizione cronica ai pesticidi. Ciò non significa che siamo contro l’agricoltura, ma, al contrario, pensiamo che essa sia fondamentale. Tuttavia, attraverso l’uso di determinate sostanze chimiche di sintesi, crediamo che essa crei una conflittualità, poiché sono state trovate tracce di pesticidi nel corpo di chi non è esposto professionalmente».
La parola è dunque passata agli esperti. Il dottor Marco Tomasetti dell’università politecnica delle Marche ha spiegato l’azione dei pesticidi sul Dna umano: anzitutto essi creano una rottura del genoma, poi inibiscono la naturale funzione ricostruttiva e, proprio per questo, obbligano la cellula a riprodursi in maniera errata. Questo non significa certo malattia istantanea, ma è comunque una premessa a tumori o malattie neurodegenerative.
Il secondo intervento è stato quello della dottoressa Renata Alleva del Irccs Rizzoli di Bologna, la quale ha presentato lo studio sulla popolazione nonesa: «Abbiamo effettuato uno studio su un gruppo di persone che per motivi residenziali è quotidianamente a contatto con i pesticidi. Si è misurata la qualità dell’aria, la presenza di pesticidi all’interno delle case e si sono poi eseguiti prelievi sulle persone in periodi diversi, ad alta e bassa esposizione».
Lo studio afferma che nei periodi di alta esposizione il Dna ci mette molto tempo a riparare i danni subiti dai pesticidi e anzi è inibito dal farlo. «Il danno al Dna si accumula e una donna in gravidanza può trasferire al feto le sostanze – ha proseguito la Alleva – Ciò può avvenire anche durante l’allattamento, visto che i residui dei pesticidi si accumulano nei grassi».
Lo studio sarà pubblicato su una rivista scientifica internazionale, laMolecular Nutrition & Food Research.
Nel dibattito è intervenuto oggi, con una nota dettagliata, anche l’assessore Michele Dallapiccola, che rivendica quanto fatto dalla Provincia su questo fronte e invita a evitare gli allarmismi.
IL DIBATTITO: «I CONTADINI NON SONO ASSASSINI»
Dopo l’intervento del pediatra dottor Pinelli, il quale ha parlato delle conseguenze dei pesticidi sullo sviluppo dei bambini, è seguito un dibattito acceso. In cui però nessuno ha confutato lo studio scientifico (non c’erano esperti di microbiologia o medicina titolati a farlo), ma si è trasferito il dibattito su temi generali.
Così ad esempio Alessandro Dalpiaz, direttore dell’Apot: «La serata mi ha disorientato. Noi agricoltori siamo accusati di essere gli artefici delle problematiche esposte in questo studio. Non crediamo sia così. Noi agiamo nel rispetto delle norme e non sta a noi fare pressione sul legislatore affinché elimini determinati pesticidi. Al contrario di quanto sostenuto stasera, la qualità e l’aspettativa di vita non sono peggiorate».
A queste parole sono partite grida di protesta contro Dalpiaz, il quale ha proseguito dicendo che «Noi non siamo colpevoli, ma interpreti della nostra vita professionale. Possiamo sicuramente migliorare, ma dobbiamo trovare punti di incontro e dialogare di più». Dalpiaz ha ripreso il proprio posto in sala accompagnato da forti proteste.
In questo clima rovente, dal mondo ortofrutticolo è arrivata un’altra voce, quella di Gabriele Calliari, presidente Coldiretti Trentino: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Siamo tutti venuti qui in auto e chissà quanti aerei sono passati sopra le nostre teste durante la serata. Io non mi sento un killer di bambini. Devo forse pensare che la gente muore di cancro per colpa della mia attività? L’agricoltura oggi è a un bivio: o è legittimata e può dunque andare avanti, oppure deve terminare. Dobbiamo smettere di produrre e acquistare prodotti esteri distribuiti dalle lobby multinazionali e ogm? Diamoci una mano, altrimenti non se ne esce».
Anche in questo caso non sono mancati i brusii di sottofondo, ma certo non così forti come quelli rivolti a Dalpiaz. La serata si è quindi conclusa verso mezzanotte.
APOT E MELINDA: «ECCO PERCHÉ ABBIAMO PARTECIPATO»
Diversi rappresentanti dei Consorzi Melinda e «La Trentina», associati ad Apot – Associazione produttori ortofrutticoli trentini – ed una rappresentanza di frutticoltori di imprese private, e rappresentanze di enti locali del territorio, non hanno voluto mancare al Convegno, per ribadire il proprio impegno e volontà di accogliere le istanze della popolazione sul fronte del tema dell’utilizzo dei fitofarmaci. E lo hanno ribadito in un comunicato stampa.
Esso informa: «Abbiamo ritenuto utile una nostra presenza all’incontro per confermare la disponibilità dei frutticoltori verso un confronto più aperto e attento sui temi della salute e dell’ambiente – dichiara Alessandro Dalpiaz, direttore di Apot -. Dobbiamo essere coscienti che solo attraverso una progettualità rinnovata, ma anche sufficientemente condivisa, sarà possibile migliorare la qualità del sistema produttivo e del sistema territoriale, offrendo maggiori e più solide garanzie sociali ed economiche al Trentino, dando pieno significato al concetto di sostenibilità che ingloba le istanze economiche, sociali ed ambientali dei lavoratori e dei cittadini».
Continua il comunicato stampa: «Sulla medesima posizione il presidente di Melinda Michele Odorizzi, che ricorda come “L’interesse del Consorzio passi anche attraverso le sensibilità dei cittadini, che vanno ascoltate ed applicate nelle politiche ambientali e commerciali ma anche nel lavoro quotidiano dei singoli frutticoltori”».
Secondo il comunicato dei frutticoltori «Il confronto continuo e costruttivo, quindi, è quanto Apot e i Consorzi associati auspicano, da cui trarre utili suggerimenti e indicazioni importanti per la formulazione di programmi di attività e progetti in grado di favorire il raggiungimento di obiettivi di qualità ambientale, sociale ed economica alla base del concetto di “sostenibilità”, verso cui i frutticoltori, le loro rappresentanze e la società civile sono comunemente orientati».

fonte: http://www.ladige.it/popular/salute/2016/03/20/pesticidi-studio-residenti-val-non-agiscono-dna-passano-mamma-feto



martedì 14 marzo 2017

È ufficiale - la Monsanto deve etichettare il glifosato come probabile cancerogeno!





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È ufficiale - la Monsanto deve etichettare il glifosato come probabile cancerogeno!


La California è il primo stato americano a pretendere che Monsanto etichetti il Roundup, il suo erbicida più venduto, come un possibile agente cancerogeno. Cala come una mannaia sulla multinazionale dei pesticidi e degli Ogm la sentenza emessa da un giudice californiano venerdì 10 marzo.
Il giudice della Corte Superiore Kristi Kapetan ha formalizzato la sua decisione dando ragione allo Stato della California che chiedeva l’etichettatura del glifosato come sostanza  “conosciuta per essere in grado di provocare il cancro”.

A muovere l’imposizione dello Stato Usa, lo studio Iarc che aveva classificato il pesticida come probabile cancerogeno.
La Monsanto oltre a ricorrere alla Corte nel tentativo (finora vano) di bloccare la richiesta, ha nel frattempo lanciato una campagna contro l’Agenzia internazionale dell’Oms e ora si trova a fronteggiare una imposizione che potrebbe avere forti ripercussioni negli Stati Uniti dove, ha ammesso, la presenza di un’etichetta di questo genere potrebbe incidere negativamente sulle vendite di glifosato.
Anche al di qua dell’oceano i problemi per la multinazionale non mancano, con la petizione europea organizzata di WeMove (sostenuta anche dal Salvagente) che ha già raccolto centinaia di migliaia di firme di cittadini europei che chiedono che la Ue non rinnovi l’autorizzazione al glifosato. L’Agenzia delegata dalla Commissione europea, come si è saputo in questi giorni, dovrebbe emettere a breve un parere (ulteriore) sulla pericolosità dell’erbicida, ma già è stata accusata di conflitti di interesse poco rassicuranti.
da: https://ilsalvagente.it/2017/03/13/monsanto-deve-etichettare-il-glifosato-come-probabile-cancerogeno/19941/


Fantastico – Il contadino che dichiara di essere ignorante e autodidatta, ma che rivoluziona l’agricoltura: ecco come coltiva pomodori e ortaggi senza acqua né pesticidi, con un antico metodo che sta affascinando i biologi.


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Fantastico – Il contadino che dichiara di essere ignorante e autodidatta, ma che rivoluziona l’agricoltura: ecco come coltiva pomodori e ortaggi senza acqua né pesticidi, con un antico metodo che sta affascinando i biologi.


Pomodori senz’acqua ne pesticidi: 
questo metodo affascina i biologi
I metodi di Pascal Poot, lontani dall’agricoltura moderna, sono oltreché iperproduttivi anche naturali e poco costosi. Gli scienziati pensano di trovare delle risposte ai cambiamenti climatici.
Qui il terreno è così sassoso e il clima così arido che le querce vecchie di 50 anni sono più piccole di un uomo. All’entrata della fattoria di Pascal Poot, sulle alture di Lodève (Hérault) troneggia un vecchio cartello in cartone: “conservatoria di pomodori”
Ogni estate, i pomodori gialli a pera e altri Neri di Crimea crescono qui in una pazza abbondanza.
Senza irrigazione malgrado la siccità, senza tutore, senza cure e alcun pesticida ne concimi, le sue migliaia di piante producono fino a 25 kg di pomodori ciascuna.Il suo segreto? E’ nei semi che Pascal Poot semina davanti a me, con dei gesti che mischiano pazienza e nonchalance. L’inverno sta per terminare nella regione, è venuto il tempo per Lui di affidare i suoi semi alla terra. Sono le prime semine dell’anno
L’uomo ha 52 anni ma sembra senza età.Questo figlio di agricoltori che ha lasciato la scuola a 7 anni si dichiara completamente autodidatta.Ha allevato pecore e coltivato castagneti prima di specializzarsi nelle sementi. Oggi semina su del terriccio, dentro una serra, quindi mette i vasetti su un enorme mucchio di letame fresco, per cui la temperatura nei giorni successivi arriverà a 70 gradi, riscaldando la serra e permettendo la germinazione dei semi.
La tecnica del letto caldo è molto antica. Questo permetteva agli orticoltori del XIX secolo di raccogliere meloni in città dalla fine della primavera. E questo permette a Pascal Poot di far germinare ogni anno migliaia di piante di pomodori, zucchini, peperoni, poi li pianta in piena terra e non se ne occupa più fino alla raccolta.
Mentre semina, Pascal mi spiega i dettagli del suo metodo:
“La maggior parte delle piante che oggi chiamiamo “erbacce” erano piante che si mangiavano nel Medioevo, come l’amaranto o il dente di cane.
Mi son sempre detto che se loro sono così resistenti è perché nessuno se ne è più occupato da generazioni .
Tutti cercano di coltivare gli ortaggi proteggendoli il più possibile, io invece 
cerco di incoraggiarli a difendersi da soli.
Ho cominciato a piantare pomodori su un terreno pieno di sassi vent’anni fa, e all’epoca non c’era una goccia d’acqua. Tutti pensano che facendo così le piante muoiono, ma questo non è vero in effetti tutte le piante sopravvivono. All’inizio abbiamo pomodori piccoli, ridicoli. Bisogna raccogliere i semi dei frutti e seminarli l’anno seguente. Allora si cominciano a vedere veri pomodori, possiamo raccoglierne 1 o 2 kg per pianta.
Meglio ancora se aspettiamo un anno o due. All’inizio mi hanno preso per matto ma alla fine, i vicini hanno visto che io avevo più pomodori di loro e senza peronospora, allora la gente ha cominciato a parlarne e dei ricercatori sono venuti a vedere.”
“Alla fine degli anni 90, durante la lotta contro gli OGM, ci siamo detti che bisognava lavorare anche sulle alternative, ed abbiamo cominciato a fare l’inventario degli agricoltori che si facevano le proprie sementi. Ne abbiamo trovati tra 100 e 150 in Francia. Ma il caso di Pascal Poot era unico. Il minimo che si può dire è che lui ha una grande indipendenza di spirito, segue le sue regole, e per mia conoscenza nessuno fa come lui.
Lui seleziona le sue sementi in un contesto molto difficile e di stress per le piante e ciò le rende estremamente tolleranti, migliora le loro qualità gustative e fa si che i nutrienti sono più concentrati. Oltre ciò lui coltiva diverse centinaia di varietà differenti, pochi agricoltori hanno una conoscenza così vasta”
I ricercatori cominciano solo ora a capire 
i meccanismi biologici che spiegano il successo del metodo di Pascal Poot
…assicura Véronique Chable, specialista in materia a l’INRA-Sad de Rennes che ha realizzato delle ricerche sulle selezioni di Pascal Poot dopo il 2004
“Il principio base è di mettere le piante nelle condizioni in cui vogliamo che crescano. L’abbiamo dimenticato ma da molto tempo fa parte del buon senso contadino, oggi si chiama ereditarietà dei caratteri acquisiti in altre parole c’è una trasmissione dello stress e dei caratteri positivi delle piante per più generazioni.
Bisogna comprendere che il DNA è un supporto di memorizzazione plastico , non è solo la mutazione genetica che causa il cambiamento , c’è anche l’adattamento , con geni che sono dormienti , ma che possono  risvegliarsi . La pianta produce dei semi dopo aver vissuto il suo ciclo, e conserva memoria di alcuni aspetti acquisiti
Pascal Poot gestisce bene questo, le sue piante non sono molto differenti dalle altre a livello genetico ma hanno una capacità di adattamento impressionante.”Questa capacità di adattamento ha un valore commerciale. Durante la mia visita, molti hanno chiamato Pascal per ordinare delle sementi. L’agricoltore vende i suoi semi a molte aziende bio, come Germinance. Kevin Sperandio, artigiano sementiere di Germinance, ci spiega:
“Il fatto che le sementi di Pascal Poot si siano adattate a un territorio difficile fa si che hanno una capacità di adattamento enorme, valida per tutte le regioni e per tutti i climi. Non non abbiamo i mezzi di fare questo genere di test ma sono sicura che se facessimo un confronto tra una varietà ibrida, quella di Pascal Poot e un seme bio classico sarebbero quelle del conservatore dei pomodori che otterrebbero i migliori risultati”
Una parte dei semi sono venduti illegalmente,perchè non sono iscritti nel catalogo ufficialedelle specie e varietà vegetali del GNIS(raggruppamento nazionale interprofessionale delle sementi e delle piante)
“Una delle mie migliori varietà è la Gregori Altaï.Ma non è iscritta nel catalogo, forse perché non è abbastanza regolare. Molte varietà sono come questa. L’autunno scorso, la sementiera  Sementi del Paese a un controllo di repressione frodi ha trovato 90 infrazioni nel loro catalogo, il principio stabilisce che siamo autorizzati a vendere i semi che danno frutti tutti uguali e danno gli stessi risultati in ogni luogo. Per me questo è il contrario della vita, che riposa sull’adattamento permanente.
Questo porta a produrre dei cloni ma vediamo sempre più che questi cloni sono come zombi…”
Alla domanda su questi controlli, un rappresentante di GNIS spiega:
“Il nostro obiettivo è quello di fornire una protezione per l’utente e il consumatore. Il settore francese delle sementi è molto importante, ma ha bisogno di un’organizzazione e di un sistema di certificazione”.
Tuttavia la standardizzazione della frutta e dei semi si fa spesso a scapito del gusto e delle qualità nutrizionali . E potrebbe , in futuro , danneggiare gli agricoltori , dice Veronique Chable
“Il lavoro di selezione dei semi dimostra che siamo in grado di far crescere la pianta in condizioni molto particolari . Ma l’agricoltura moderna ha perso di vista che tutto questo si basa sulla capacità di adattamento. In un contesto di rapidi cambiamenti climatici e ambientali il mondo agricolo avrà bisogno di questo . Dovremo preservare non solo i semi , ma anche la conoscenza degli agricoltori , le due cose vanno insieme”.Per condividere questa conoscenza , ho chiesto a Pascal di spiegare come si selezionano e raccolgono i suoi semi. Ecco i suoi consigli:
“Bisogna raccogliere il frutto più tardi possibile, appena prima del primo gelo così avrà vissuto non solo la siccità estiva , ma anche le piogge autunnali.
Il pomodoro è molto speciale . Quando si apre un pomodoro , i semi sono in una specie di gelatina, come un bianco d’uovo . Questa gelatina impedisce ai semi da germogliare all’interno del frutto , che è caldo e umido.
I semi non germoglieranno fino a quando la gelatina non sarà marcita e fermentata.
È necessario dunque far fermentare i semi .Per questo bisogna aprire il pomodoro , togliere i semi e lasciarli per alcune ore nel loro succo , per esempio in una ciotola e ci sarà poi una fermentazione lattica.
Dobbiamo monitorare la fermentazione come il latte sul fuoco , può durare tra 6 e 24 ore , ma non deve formarsi  della muffa. Poi se prendendo un seme col dito si stacca bene dalla gelatina allora è pronto.
Si mette il tutto in un colino da tè ,si lava con l’acqua e si mette ad asciugare. così si ottiene una percentuale di germinazione tra il 98 % e il 100 %
Il peperone è diverso , basta lavare i semi , asciugarli su un setaccio fine e conservare. Per il peperoncino è lo stesso ma occorre fare attenzione perché i semi sono molto piccanti , e questo passa anche attraverso i guanti . Una volta che ho raccolto i semi di peperoncini Espelette senza guanti , ho dovuto passare la notte con le mani in acqua ghiacciata !”

Fonte: https://pantagruel2020.wordpress.com/2016/05/18/pascal-poot-un-francese-che-coltiva-ortaggi-senzacqua/